Satyricon, Federico Fellini


Il più che discusso Satyricon di Federico Fellini, fu liberamente tratto dallo scritto di Petronio Arbitro e fu distribuito e prodotto dalla P.E.A. in collaborazione con Les Productions Artistes Associes di Parigi. Le riprese si conclusero definitivamente nel 1969, lasciando perplessi un po tutti gli addetti ai lavori; infatti lo stesso Fellini definì il film come un “saggio di fantascienza del passato”.

Satyricon, Federico Fellini

 



Una volta distribuito nelle sale, il film seminò consensi e dissensi, la critica fu letteralmente divisa a metà, sui giornali di settore si leggevano opinioni totalmente discordanti.

I protagonisti di questo capolavoro sono Ascilto (Hiram Keller) ed Encolpio (Martin Potter), due giovani romani, che vivono tentando di cavarsela con ogni espediente in una Roma imperiale decadente e volgare dominata dalle nuove classi sociali, immersa in un ‘atmosfera a cavallo tra la realtà e l’ immaginazione. I due si innamorano follemente dell’ efebo Gitone (Max Born), che dopo essere passato tra le mani di entrambi, sceglie Ascilto. A questo punto, Encolpio, sconfortato dalla scelta dell’ efebo, si lascia andare in mille avventure : passa da un terremoto ai suntuosi banchetti di una dimora di viziosi, fino ad arrivare alla nave del pirata Lica al servizio dell ‘imperatore, dove incontra di nuovo Gitone ed Ascilto.

La storia dei due prende forma tra violenze carnali, rapimenti e pericoli di ogni tipo, da cui emerge la figura del Minotauro con cui Encolpio combatte e viene sconfitto . In seguito Ascilto muore ed Encolpio viene catapultato nella triestezza più profonda, fino ad imbarcarsi sulla nave del vecchio poeta Eumolpo (Salvo Randone), diretta in Africa, il quale muore trasformando in erede colui che si nutre delle sue carni, ma Encolpio rifiuta.

Nel Satyricon di Fellini, il capolavoro di Petronio è preso solo come spunto . Infatti il regista, accenna al testo da cui è tratto il soggetto, solo in alcune occasioni, ma in ogni momento riesce a narrare con estrema abilità gli stili di vita del passato, portando alla luce numerose tendenze comportamentali della società moderna.

Fellini ci narra la vita dell’ antica Roma, trasportando lo spettatore in una dimensione indefinita, in cui è tangibile l’ instabilità della condizione umana, dove i sentimenti e le sensazioni sono onnipresenti.
Nella struttura narrativa sono visibili molte incongruenze, ma vengono riscattate dalla estrema forza suggestiva che il film sprigiona in tutti i suoi 138 minuti di durata.

La regia di Fellini ebbe la nomination all ‘Oscar, ma buona parte del cast non fu da meno: Fanfulla, uno degli attori non protagonisti, ricevette nel 1970 il nastro d’argento, insieme a Giuseppe Rotunno per la fotografia e a Danilo Donati per la scenografia e i costumi.

Il lavoro di Danilo Donati fu determinante per la riuscita del film, infatti con grande abilità, riprodusse fedelmente le ambientazioni e i costumi della società romana ai tempi dell ‘impero, non dimenticando nulla, prestando attenzione ai più piccoli particolari . Danilo Donati è classificato dalla critica e dagli addetti ai lavori, come uno dei professionisti più seri e preparati che il cinema abbia mai avuto, dopo innumerevoli lavori svolti nei film dei maggiori registi sia italiani che stranieri, arriva alla sua ultima collaborazione avvenuta nel film Pinocchio di Roberto Benigni del 2001 con cui vince il David di Donatello sia per la scenografia che per i costumi, lasciando il mondo del cinema, come scrisse di lui un critico, con la “solita classe”.

Saverio Frisina

Satyricon, Federico Fellini
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