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Nella famiglia siamo cresciuti nel culto e con quel contributo di condizionamento estetico che Augusto Genina ha saputo tramandare… Fratello della mia nonna paterna, ha fatto sì che mio padre diventasse cinegiornalista prima e direttore della fotografia poi. Come oggi mio fratello fa il cinegiornalista e io un direttore artistico attraversata da vibranti emozioni da catturare, fermare, possedere e fissare come ogni immagine che per quanto si contempli sempre sfugge nel momento stesso in cui si cerca d’intrappolare, per avere poi modo di reinterpretare su quell’intreccio di atmosfere fugaci che, se non assimilate, è difficile rintracciare.
Credo che questa smania, questo percorso sia lo stesso che si agitasse in Augusto. Io l’ho sfogato attraverso la ricerca espressiva del lavoro editoriale in sinergia con tutte le altre discipline artistiche e sono fiera delle radici che mi hanno fornito la mia identità, in virtù anche delle figure di peso presenti nella mia storia familiare, (come Augusto è figlio di una madre incombente, donna importante, modernissima per l’epoca, capricciosa e vanitosa ma colta ed intelligente, assimilata ad una emancipazione consapevole ed autorevole dati i tempi, sicuramente favorita dal privilegio della sua condizione). Il quartiere di appartenenza di Augusto è stato il Nomentano, dove la famiglia, tra Vescovio, Villa Massimo, Trieste, Bologna e via Morgagni aveva già il suo patrimonio immobiliare che lui contribuì ad ampliare; la mia casa paterna si trova molto vicina a Villa Torlonia in virtù di una sua decisione ereditaria e gliene siamo grati. Mi spiace vedere ancora oggi disertare un capitolo così importante del nostro cinema(dal muto al sonoro più di 100 film, tra i quali un decina in Francia ed altrettanti in Germania), saltando completamente una figura dello spessore di Genina, decisiva nella storia del linguaggio cinematografico per aver saputo tracciare impronte stilistiche dal contributo determinante per la cinematografia d’autore. La sua cultura gli consentì di sviluppare attualissimi concetti di Europeismo cinematografico e di cinema indipendente ante litteram. Auspicando che attraverso aiuti e contributi culturali e partecipazioni si possa dare corso al progetto di istituire un festival del cinema indipendente dedicato alla sua figura, vi invitiamo intanto per quest’anno ad intervenire a questa breve dedica ad Augusto Genina, soprattutto giovani appassionati dell’arte cinematografica.
La Mostra di documentazioni, fotografie, manifesti e locandine d’epoca è stata curata da Carlo Bassoli, figlio del tenace e famoso produttore dell’epoca, lo stesso che convinse Genina ad accettare la regia de’ “IL cielo sulla palude”.

Patrizia Sileoni

Squadrone bianco, breve filmato (366 Kb, Flash6)
tratte dai film di Augusto Genina
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