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Intolerance di David Wark Griffith David Wark Griffith

Intolerance, di Marco Santello - pagina [ 1 ] [ 2 ] [ 3 ]

Pur costituendo uno dei primi episodi di colossale insuccesso commerciale, Intolerance di David Wark Griffith non può che essere considerato un punto di riferimento imprescindibile per chiunque intenda capire l’essenza dell’archeologia cinematografica.

Le motivazioni che spingono alla realizzazione di un’opera cinematografica rappresentano sempre un dato decisivo ai fini della sua comprensione e la genesi di Intolerance (id., 1916) non fa certo eccezione.

Infatti, dopo le furiose polemiche e gli episodi di razzismo che seguono l’uscita della Nascita di una nazione (The Birth of a Nation, 1915) D. W. Griffith prende la decisione di dirigere un monumentale film con il preciso intento di scrollarsi di dosso le forti accuse di xenofobia pervenutegli da più parti. Intolerance viene realizzato sostanzialmente in due tempi. Il nucleo originario (The mother and the law), ispirato ad alcuni fatti di cronaca, prende vita alla fine del 1914 subito dopo La Nascita di una Nazione, in seno alla Reliance-Majestic; in seguito alla costituzione della società Triangle, però, il regista decide di rilevare il film per inserirlo in una pellicola di più ampio respiro ispirata alla lotta dell’amore durante i secoli (questo è uno dei sottotitoli di Intolerance). La pellicola originaria verrà quindi a trasformarsi in uno dei quattro episodi, l’uno interrelato all’altro, che compongono l’opera finale.

Uno dei tratti che risultano maggiormente evidenti a chi si approccia a Intolerance è la sua notevole complessità strutturale e compositiva, a causa di due fattori principali. Il primo è la già citata presenza simultanea di quattro narrazioni parallele unite, da un punto di vista contenutistico, solamente dal tema dell’intolleranza attraverso i secoli e, da un punto di vista figurativo, da una “culla che dondola senza posa” (la madre di fianco è Lillian Gish, una delle più famose attrici del cinema muto), immagine ispirata da alcuni versi di Walt Whitman. Il secondo fattore di complessità può essere ricondotto all’inusitata estensione della pellicola: quattordici bobine per un ammontare di oltre duecento minuti di proiezione.

Non è facile quindi addentrarsi nell’intreccio di questo film, ma forse, a conti fatti, non è nemmeno indispensabile ai fini della comprensione della sua importanza storica. Ad ogni modo, è opportuno fornire alcune coordinate per comprenderne lo sviluppo narrativo.

L’episodio ambientato nella Babilonia del 539 a.C. vede l’intrecciarsi della storia privata di una ragazza – la fanciulla dai monti - irrequieta e vitale con l’avvenimento storico della caduta di Babilonia per mano dei Persiani di Ciro il Grande. Agli sfarzi, che impressionarono non poco i primi spettatori di questo film, si sostituirà alla fine il dramma della morte in battaglia della ragazza (che tanto si era prodigata per resistere al primo assedio e per contrastare il tradimento del sacerdote di Bel) e del suicidio del re Belsazzar e della sua neosposa.

Nell’episodio ebraico vengono rappresentate tre note parabole evangeliche: i Farisei al Tempio, le nozze di Cana e la Maddalena.

L’episodio denominato La notte di San Bartolomeo mette in scena la persecuzione dei protestanti francesi (gli Ugonotti) durante il regno di Carlo IX nel 1572. Nonostante i tentativi di porre fine all’intolleranza tramite matrimoni combinati, come quello tra Margherita di Valois ed Enrico di Navarra, la crudeltà di Catarina de’ Medici, vera ispiratrice delle repressioni, la quale “nasconde l’intolleranza verso gli Ugonotti dietro la religione cattolica”, arriverà alla fine a causare lo sterminio dei protestanti; con loro verrà violentata e uccisa anche la protagonista della storia intimistica (l’amore tra una serva e un soldato mercenario) racchiusa nel più ampio racconto storico.

Ma è l’episodio contemporaneo quello più ricco e più riuscito. Siamo in una città dell’Ovest. Sboccia l’amore tra una contadina – Piccola Cara – e un operaio. Dopo la repressione nel sangue di uno sciopero indetto dal ragazzo e dai suoi colleghi, i due sono costretti ad emigrare in città. Il ragazzo conosce il vizio e l’illegalità ma poi si redime e decide di sposare Piccola Cara, se non fosse che il Boss per cui lavorava lo fa arrestare per un furto di cui non è responsabile. Quando il ragazzo è in carcere, la contadina dà alla luce un figlio ma questo le viene portato via da “alcune ambiziose signore riunite per l’elevazione dell’umanità”. Anche dopo la scarcerazione del ragazzo le disgrazie fatalmente continuano. Infatti il boss, invaghitosi di Piccola Cara, cerca di violentarla ma viene scoperto e ucciso dall’amante, dell’omicidio verrà però ingiustamente accusato il ragazzo, anche se la sua innocenza sembra evidente. Questa volta però si approderà ad un happy ending: la vera assassina si costituirà e il ragazzo verrà salvato in extremis dall’esecuzione capitale. Ai due, nel finale, verrà restituito anche il figlio.

> Intolerance, pagina II


David Wark Griffith -

Nascita di una nazione (The Birth of a Nation, 1915)

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