Aggirandosi
per i corridoi della caserma, il capitano Mandrake
rinviene tuttavia una piccola radio a transistor che trasmette i
soliti concerti. Pensa allora che se fosse davvero in atto un’invasione
dei russi le trasmissioni sarebbero di ben altro contenuto. Recatosi
quindi dal generale Ripper a manifestare la sua perplessità
rispetto a quanto sta accadendo, si trova improvvisamente davanti
ad un personaggio paranoico che per giustificare il suo folle piano
ribalta le concezioni dello statista francese Georges Clemenceau.
Questi cinquant’anni prima diceva che la guerra era una cosa
troppo importante per essere lasciata ai generali. Ma Ripper sostiene
che nell’era atomica la frase di Clemenceau deve essere rovesciata
a vantaggio dei generali e della strategia bellica, per la quale
i politici non hanno alcuna attitudine.
Alla
centrale operativa del Pentagono il presidente degli Stati Uniti,
Merkin Muffley, conferisce con il generale
Turgidson e altri consiglieri politico- militari.
Il presidente prende atto che il generale Ripper
ha scavalcato la sua autorità. Ora, il solo che è
a conoscenza delle tre lettere da inserire nel codice di emergenza
per ristabilire i contatti radio tra i bombardieri e la base nucleare
è lui. Le combinazioni possibili delle tre lettere sono migliaia
e trovare il codice procedendo per tentativi non è fattibile.
La procedura per allertare i bombardieri fa parte del resto di un
piano di difesa approvato poco tempo prima dallo stesso presidente
e che era stato approntato allo scopo di prevenire una situazione
in cui l’attacco nemico fosse riuscito ad annientare la catena
gerarchica di comando.
Il
generale Turgidson suggerisce allora di assecondare il
piano di attacco di Ripper. Solo così si potrà scongiurare
la catastrofe di una nazione di centocinquanta milioni di persone
annientate. Venti milioni di morti saranno il giusto tributo di
sangue che si dovrà pagare a causa della reazione dei sovietici.
Ma il presidente risponde che non vuole passare alla storia come
il più grande assassino di massa di tutti i tempi. Decide
allora di mettersi in comunicazione con il premier dell’ Unione
Sovietica attraverso l’ambasciatore Alexei de Sadesky,
che all’istante viene convocato nell’ufficio strategico
del Pentagono.
Data l’ora, Sadesky si trova in qualche difficoltà
a chiamare il capo dello stato sovietico, Kissoff, ma conoscendo
le sue abitudini riesce comunque a rintracciarlo al numero riservato
di una stanza d’albergo, dove si sta svagando un poco. Anche
lui è del resto un uomo, dice de Sadesky, e qualche debolezza
gliela si deve concedere.
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