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Roberto Rossellini, Roma Città Aperta - di Gianfranco Massetti [PARTE 1] [PARTE 2] [PARTE 3] [BIOGRAFIA DI ROSSELLINI]
Roberto Rossellini, Roma Città Aperta

Roberto Rossellini, Roma Città Aperta - di Gianfranco Massetti

 

 

Una notte a Roma durante i nove mesi di occupazione nazista: dei soldati tedeschi stanno attraversando piazza di Spagna, mentre sopraggiunge dalla direzione opposta un veicolo militare che si arresta di fronte all’ingresso di un palazzo. Delle persiane scostate permettono di intravedere il profilo di una vecchia signora che osserva altri soldati discendere dal veicolo. Intanto sul terrazzo, un uomo si aggira furtivamente e, lasciandosi alle spalle la sagoma scura di Trinità dei Monti, si allontana lungo i tetti che danno verso l’ambasciata di Spagna. 
L’idea della fuga rocambolesca con cui esordisce Roma città aperta appartiene all’autore della sceneggiatura, Sergio Amidei, che in essa rievoca la sua personale esperienza da ricercato della polizia nazista in quanto membro del partito comunista clandestino. In casa sua si riunivano appunto alcuni dei più importanti dirigenti del partito che erano appena rientrati dalla Francia e coi quali Amidei discuteva regolarmente dei problemi del paese, di politica e, spesso, anche di cinema. I nazisti che si erano insospettiti per il continuo via vai di gente dall’appartamento di Amidei erano venuti una notte per arrestarlo, ma lui era riuscito a salvarsi dandosi alla fuga per i tetti dell’ambasciata di Spagna (cfr. M. Giammuso, Vita di Rossellini, Roma 2004, p.82).

Nina e ManfrediProtagonista della fuga di Roma città aperta non è Amidei, ma l’ingegner Giorgio Manfredi. I soldati tedeschi che sono sulle sue tracce sono le SS del comandante della Gestapo, il tenente colonnello Herbert Kappler, che nell’ingegner Manfredi ha individuato uno dei capi della giunta militare del CLN. Una foto ricordo recuperata dalla polizia politica nello studio di qualche fotografo lo ritrae davanti a Trinità dei Monti in compagnia di Marina, una giovane soubrette che l’ingegnere ha conosciuto al teatro di varietà. La fisionomia dell’uomo è inconfondibilmente la stessa di quella di un certo Ferraris Luigi che compare nello schedario della questura come pericoloso oppositore del regime di Mussolini. Dopo essere scampato all’arresto, Manfredi decide di rifugiarsi in casa dell’amico Francesco, al rione Prenestino. Quest’ultimo lavora in tipografia e insieme ad alcuni compagni stampa nello scantinato di un negozio l’edizione clandestina de L’Unità. Ma Francesco non è in casa e ad accogliere l’ingegnere è Nina, la sua convivente, una donna vedova che abita nell’appartamento vicino. Nina ha un bambino piccolo ed uno che deve nascere. Tra pochi giorni, lei e Francesco si devono appunto sposare.

Nina e Don PietroPer una strana coincidenza, Manfredi in casa di Nina s’imbatte in sua sorella Lauretta, una ragazza che lavora nel varietà insieme a Marina ed è sua intima amica. Volendo evitare sospetti da parte della ragazza, egli finge di essere venuto per affidarle un messaggio. Deve dire a Marina che per qualche giorno non potranno vedersi. A Nina, l’ingegnere affida invece il compito di recarsi da don Pietro, il parroco, e farlo venire a casa di Francesco. Manfredi doveva svolgere una missione: far recapitare un milione di lire ad un gruppo di combattenti della Resistenza di Tagliacozzo. Doveva incontrarsi al ponte Tiburtino con uno di loro, ma ora che è stato segnalato sarebbe troppo pericoloso. Chiede quindi a don Pietro di sostituirsi a lui. Mentre don Pietro si sta recando all’appuntamento, un soldato tedesco entra in chiesa e chiede di parlare col parroco. Preoccupato, don Pietro lo accoglie nel suo studio, ma quando apprende che il militare è un disertore tira un sospiro di sollievo. Lo raccomanda un prete suo amico che gli chiede di offrirgli rifugio per qualche tempo. Don Pietro si avvia quindi all’appuntamento ed al segnale convenuto consegna i soldi.

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