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Monte Testaccio

Alta 54 m sul livello del mare e 30 sul terreno circostante, questa collina artificiale ha una circonferenza di circa 1 km e una superficie di circa 20000 mq. Essa ha una forma pressoché triangolare che si situa nell'angolo compreso tra le mura Aureliane e il fiume Tevere. Deve il suo nome, Mons Testaceus, alle testae, i cocci, che hanno permesso la sua formazione: le anfore che erano servite per il trasporto dei liquidi venivano, infatti, frantumate, presumibilmente una volta trasportate qui, e accumulate in strati. Strato su strato si è venuta a formare la collina.Per comprendere l'ubicazione di tale accumulo è necessario volgere lo sguardo alla zona circostante: ci troviamo infatti nella pianura dell'Emporio, in prossimità del porto fluviale creato nel II sec. a.C., dopo che il Foro Boario era ormai divenuto insufficiente a causa della crescita demografica. L'Emporium era una banchina, lunga 500 m, organizzata con gradinate e rampe di discesa al fiume per permettere un agevole scarico delle merci. In questa stessa zona nel 193 a.C. fu costruita la Porticus Aemilia, una grandissima struttura (487 x 60 m) destinata al deposito delle merci che giungevano a Roma dal fiume.


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Il carattere commerciale, legato allo scalo delle merci che provenivano dalla Spagna e dall'Africa e risalivano il fiume fino a Roma, può dunque spiegarci la presenza di un tale accumulo di frammenti di anfore: pare, infatti, che fosse più conveniente distruggere le anfore piuttosto che pulirle per riutilizzarle. Tutti i frammenti sono pertinenti ad un unico tipo di anfora di forma panciuta, tendente allo sferico, proveniente dalla Spagna: esse recano inciso sulle anse il marchio di fabbrica. A volte, poi, sul corpo sono dipinti il nome dell'esportatore, i controlli alla partenza e all'arrivo, la data consolare. La maggior parte di queste anfore è datata tra il 140 d.C. e la metà del III sec. d.C. Su quasi tutti i frammenti si possono osservare tracce di calce: su uno strato di cocci ne veniva infatti depositato uno di calce che serviva a spegnere il processo di decomposizione dell'olio, che rimaneva sulle pareti interne delle anfore. Infatti si trattava, secondo recenti studi, esclusivamente di anfore olearie provenienti dalla Betica (una regione della Spagna) e dall'Africa. Nel Medioevo il Monte fu lo scenario di diversi giochi, di corse dei pali, di tornei e lotte che si svolgevano sui prati ai piedi della collina, da cui derivò ad essa il nome di Mons de Palio (dal palio, un drappo di seta dipinta o ricamata che costituiva il premio del vincitore). Tutti questi giochi di Testaccio si aprivano con un singolare spettacolo. Alle falde dell'Aventino c'era una torre che veniva coperta di drappi colorati: qui veniva collocato il gran vessillo del Popolo Romano e in alcuni anelli si appendevano i pali (stendardi) per i vincitori. Nel mezzo, un anello più grande che ruotava su se stesso doveva essere infilato con un dardo dai cavalieri. Quando questi ultimi giungevano al campo di Testaccio, il Senatore doveva piantare l'insegna del popolo Romano: qui veniva fatto giungere dal Campidoglio, dove era stato mostrato dapprincipio, un branco di maiali, tutti ben tosati e lisciati, i quali, a due a due, venivano disposti, insieme a giovenchi, su 6 carrette ricoperte di drappi di seta rossa. Una volta giunte alla sommità della collina, le carrette venivano fatte precipitare giù, con i maiali legati per i piedi (e in gergo romanesco si diceva: "ruzzicàne li porci da Testaccio"). Ai piedi della collina c'era una folla spaventosa che aspettava di vedere giungere i poveri animali, le cui carni venivano contese a coltellate dai più robusti e coraggiosi giovanotti romani. Così cominciavano i giochi di Testaccio. Altre notizie interessanti riguardano il Carnevale festeggiato sul Testaccio, risalenti al 1140. L'ultima domenica prima della Quaresima i cavalieri e i fanti della milizia romana facevano un banchetto comune, poi i cavalieri andavano dal papa in Laterano (antica sede papale), i fanti si recavano a Testaccio e celebravano una cerimonia simbolica per indicare la mortificazione della carne e la purificazione, il Ludus Testaccie. Nelle sue forme più solenni, alla presenza del papa, si sacrificavano un orso, simbolo della tentazione diabolica, dei torelli, simbolo della superbia insita nei piaceri e un gallo, simbolo della lussuria. Intorno al 1470 questa festa venne fatta trasferire da papa Paolo II in Via Lata (odierna Via del Corso), vicino alla sua residenza di Palazzo Venezia. Abbiamo notizia che nel 1600 la collina divenne poligono di tiro di Castel S. Angelo e vanno ricondotti a ciò gli smottamenti della collina stessa. In questa occasione la piramide Cestia, posta poco lontano, fu usata come santabarbara. Il Monte fu anche teatro delle "Ottobrate Romane", chiassose e lussuriose feste ottocentesche. I moderni, conoscendo le proprietà che ha la terracotta di mantenere la freschezza, scavarono sotto il monte delle profonde grotte per deporvi il vino.
Il Peresio, nel suo "Maggio Romanesco", cantava così: "Testaccio è un monte.de cocci fu vestito. ha nel su' repostin più d'un grottaccio, che te fa 'l vin l'estate come un ghiaccio".

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