Mangiando con Eduardo
Mangiando con Eduardo di Graziano Marraffa


E' rinomato che a Napoli, dalla notte dei tempi, il cibo sia considerato un rito inviolabile.
Nella storia del teatro napoletano del '900, a partire dall'inizio secolo, era usanza recarsi al cafè chantant,
commistione d'intrattenimento con degustazioni, durante le quali si potevano ammirare le performance
delle "sciantose" (prima, su tutte, resterà Maria Sarti alias Ninì Tirabusciò, casuale inventrice della famosa "mossa") e dei fantasisti (ai quali si aggiunse, al debutto, un giovanissimo Totò).

Nella tradizione teatrale partenopea, la fame con l'Effe maiuscola è la molla che muove le gesta e l'ideologia della maschera di Pulcinella (che ebbe in Antonio Petito il suo interprete migliore); è la protagonista assoluta di canovacci farseschi, spesso recitati a braccio (cioè a soggetto, improvvisando) dagli interpreti, come "La campagnata dei tre disperati"; è il tema principale di MISERIA E NOBILTA', capolavoro scarpettiano magistralmente trasposto al cinema da Totò nel 1954 per la regia di Mario Mattoli.
Eduardo De Filippo, figlio di Eduardo Scarpetta, nella sua intera opera cercò spesso di concentrare nei dialoghi e nelle scene relative alle "riunioni culinarie", i punti chiave della narrazione:
in "Non ti pago" nel consueto pranzo domenicale, Ferdinando Quagliolo annuncia agli esterrefatti partecipanti il fidanzamento di sua figlia Stella con Procopio Bertolini, commesso nel suo banco Lotto, da lui costantemente maledetto poiché troppo fortunato e perciò abituale incassatore di vincite; in "Natale in casa Cupiello" (1933) Luca,al suo risveglio, sorbisce un caffè che per sua stessa dichiarazione "fete 'e scarrafune", Nennillo accetta di resuscitare dal letargo solo a patto che gli sarà servita ' a zuppa 'e latte , il pranzo di Natale avrà dei risvolti tragici (Concetta si ferirà alla testa inseguendo il capitone in fuga, Ninuccia litigherà definitivamente col marito, e Luca sarà colto da un grave malore), la malattia di Luca , attorno al quale si riuniscono parenti ed amici come nel Presepe da lui tanto amato, sarà caratterizzata da ricordi di squisita pasta e fagioli mangiata in altre conseguenze febbrili, e dall'immancabile caffè servito a ripetizione dal portiere a tutti i presenti; in "Napoli milionaria" (1945) il pranzo di festeggiamento per il compleanno di Enrico Settebellizze, ambiguo socio di Donn'Amalia Jovine, fa da contrappunto alla triste presenza nella stanza attigua di Rituccia, figlia minore degli Jovine, apparentemente in fin di vita (mentre nella versione cinematografica realizzata nel 1950, Totò nei panni di Pasquale Miele, collega di Gennaro, sedutosi al tavolo d'una trattoria ,tira fuori una pagnotta nella quale ha stipato come in un portapranzo il primo, il secondo, il contorno, una pera , le posate e il tovagliolo, rito che a Napoli chiamano 'o cupputo); in "Questi fantasmi" (1946), il rito del caffè viene solennemente decantato da Pasquale Lojacono all'immaginario prof. Santanna in un monologo che diventerà un pilastro drammaturgico partenopeo; in "Sabato, domenica e lunedì" , i tre giorni del titolo sono quelli dedicati da Rosa Priore alla preparazione del ragù, rito altrettanto sacrale in una famiglia composta di vecchie zie e cameriere ingenue; ne "Il cilindro", donna Rosa si appresta a cuocere 'nu ruoto 'e patate, una specie di timballo con appunto patate, cipolle e pomodori, destinato ad essere infornato dal pizzaiolo all'angolo del vicolo…

Si potrebbe continuare all'infinito, ma arrivati ai nostri giorni, tutta la passione e l'attenzione rivolta in vita da Eduardo alla cucina "povera ma buona" ci viene tramandata dall'ex moglie Isabella Quarantotti in un libro che raccoglie poemetti e ricette da lui ideati.

Graziano Marraffa