Micol, Giovanna e Zoe, "le sorelle Fontana"

Seduta tra il Vice Sindaco di Roma Maria Pia Garavaglia e la sorella Giovanna, Micol Fontana assiste soddisfatta alla presentazione della mostra di alcuni tra i piu rappresentativi abiti del celebre atelier, che hanno fatto la storia del Made in Italy, entrando nel mito. La mostra, organizzata per festeggiare il compleanno dell’artigiana, come lei stessa ama definirsi, vuole essere occasione per celebrare colei che ha contribuito a dare prestigio allo stile e all’unicità del gusto nazionale ed ha titolo “Le Sorelle Fontana: gli abiti entrati nella storia. Dall’artigianato all’arte”. A fare da sfondo all’esposizione, la cornice suggestiva dei Musei Capitolini, come a rappresentare idealmente un “museo nel museo”, riconoscendo in queste creazioni di Alta Moda un fondo di opere d’arte che suggella il binomio di moda e cultura ed il loro valore come patrimonio artistico e culturale, da custodire e tramandare, “che è”- per dirla con la Garavaglia – “memoria di sé stesso ma anche futuro”. Scopo, questo, che fin dal 1994, anno della sua nascita, è anche quello della stessa Fondazione Fontana, la quale si adopera per la tutela ed il tramandamento alle nuove generazioni del ricchissimo archivio storico dell’atelier, ai fini di non disperdere l’arte della tradizione sartoriale ed artigianale italiana.
I ringraziamenti in questa giornata particolare vanno ad un’artista che ha avuto il merito di promuovere il Made in Italy in tutto il mondo, dando prestigio a Roma, scegliendola, e all’Italia. “Roma”- è intervenuta la Garavaglia- “ha bisogno di essere rilanciata come merita, affinché sia all’altezza di essere capitale d’Italia e della moda.

La mostra, allestita a Palazzo dei Conservatori e Palazzo Caffarelli e promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali e dall’ufficio per le Politiche e la Promozione del Turismo, insieme alla Fondazione Micol Fontana, ha oltretutto funzione di “richiamo” per la discussione di un disegno di legge in via d’approvazione, che mira all’istituzionalizzazione del sistema museale della moda italiana. A questo proposito, la Fondazione stessa è stata scelta e proposta come Museo della Moda di Roma, nella sede permanente di Via San Sebastianello.

Il percorso si snoda attraverso le maestose sale che accolgono per la prima volta una selezione di modelli realizzati tra il 1949 e il 1991, simbolici di momenti di storia italiana. Davvero si avverte un senso d’emozione nel trovarsi davanti a questi abiti leggendari, a un passo da queste creazioni di una grazia ed una classe quasi fatate, non più di questi tempi, talmente splendide che furono create apposta per dive del cinema hollywoodiano, altezze reali e consorti di grandi uomini di Stato. E deve aver provato un pò di batticuore anche lei, l’illustre festeggiata e “padrona di casa” d’eccezione, mentre s’accingeva con orgoglio, ma con l’umiltà che le è propria, a varcare l’ingresso della prima sala, dove è esposto il celebre “pretino”. Ideato per l’attrice Ava Gardner nel 1955, l’abito in lana e seta nera, profilato da bottoncini con tanto di cappello da Monsignore e croce, di rara sensualità, piacque particolarmente a Federico Fellini, tanto che lo immortalò per sempre nella “Dolce Vita”, facendolo indossare da Anita Ekberg. Poi quello per Jacqueline Bouvier Kennedy, in organdis operato di seta, rosa pallido, decolléte, con bretelle in strass e gonna incrostata di foglie di perle e cannette iridescenti e quello per Gioia Marconi, figlia dello scienziato, in raso di seta con ricamo a fiori di madreperla. E via via incede con familiarità tra i manichini vestiti delle sue creazioni – anzi, “le loro”, visto che non ama parlare di sé, ma di tutte e tre le “Fontane di Roma”, Micol, Zoe, che le ha lasciate anni fa e Giovanna, come venivano chiamate affettuosamente all’epoca in cui l’atelier di Via San Sebastianello costituiva una tappa fissa nell’itinerario delle vacanze romane delle illustri clienti americane. Audrey Hepburn, Liz Taylor, Jacqueline Kennedy, Soraya, quante donne meravigliose sono passate di qui e posato davanti al mitico “specchio a tre luci”, facendo poi le “messaggere” in tutto il mondo della moda italiana che diventava internazionale.

Con passo svelto, nel ricordo dei fasti di quell’Hollywood sul Tevere, di cui può raccontarci un numero infinito di aneddoti, Micol inaugura personalmente questo particolarissimo parterre che “è” la storia di Roma, sfiora i capolavori ideati per esaltare il fascino di donne che hanno segnato il Novecento, come la mise da gran sera realizzata in una notte per la Principessa Grace di Monaco, dal corpino intessuto di perle di Venezia, paillettes d’oro e fili di seta con gonna in doppio raso color salvia, fino ad arrivare all’apoteosi della bellezza. Di sorprendente attualità, sormontato da un’acconciatura d’ispirazione rinascimentale con velo, ecco l’abito da sposa in raso di seta bianco con strascico realizzato per le nozze di Linda Christian con Tyrone Power. “Ma io non voglio pensare a quello che abbiamo fatto, mi piace pensare a ciò che è possibile ancora fare”, dice sorridendo con la luce negli occhi, “Non sono arrivata ai novanta. Incomincio dai novanta!”
I nostri auguri di cuore, cara Signora Fontana. E ancora grazie.


Alessandra Cantilena

Ava Gardner indossa il "pretino"
Kennedy e la moglie Jacqueline
le sorelle Fontana dall'atelier

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